mercoledì 16 giugno 2010

Cosa è la cessione del quinto dello stipendio?

Si sente spesso parlare della cessione del quinto dello stipendio, ma che cos'è di preciso? e come si può richiedere ed ottenere?
In questo particolare periodo di crisi si tende a chiedere maggiori prestiti e la cessione del quinto dello stipendio non è altro che una particolare forma di prestito personale, mediante la quale la banca trattiene direttamente dalla busta paga del lavoratore dipendente la quota del pagamento di rate o bollettini, per un totale massimo che non può superare il 20% circa del salario netto, per l'appunto un quinto dello stipendio.



In poche parole, attraverso questa procedura di finanziamento, sarà il datore di lavoro a incaricarsi di pagare gli importi dovuti all'istituto di credito, trattenendo poi la stessa quota dalla busta paga del suo dipendente, ma non per questo il datore di lavoro si assume gli obblighi del pagamento, che restano a tutti gli effetti a carico del debitore.

Per questo motivo, l'utilizzo della cessione del quinto dello stipendio facilita la concessione di un finanziamento in quanto abbassa al minimo la possibilità di insolvenza da parte del debitore.

La durata di questa tipologia di prestito personale va solitamente da un minimo di 36 mesi, fino ad un massimo di 120 mesi.

Anche i pensionati possono decidere di effettuare la cessione del quinto della pensione a patto che alla scadenza del rimborso il richiedente non superi l'età di 90 anni.

Possono usufruire di questa formula di prestito tutti i lavoratori dipendenti statali, para-statali, delle aziende private e i pensionati di tutti gli Enti Pensionistici.

Per la finanziaria esistono due tipologie di "rischio" che potrebbero inibire la riscossione dei pagamenti ovvero il "rischio impiego" e il "rischio vita".

Nel primo caso se il rapporto di lavoro dovesse cessare, la finanziaria potrà rivalersi sul debitore attraverso il trattamento di fine rapporto, ovvero il TFR maturato.
Per questo motivo, finchè è in vigore il prestito personale non sarà possibile per il dipendente disporre di queste quote accantonate dall'azienda.
Mentre, nel secondo caso e cioè nell'ipotesi in cui venga a mancare il debitore, la finanziaria non potrà rivalersi sugli eredi.

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